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CIÒ CHE RESTA

 

Ho perso entrambi i miei genitori durante la pandemia Covid. 

Non ho potuto essere presente mentre morivano, né celebrare il loro funerale.

Sono potuta rientrare nella loro casa solo molti mesi dopo la loro morte. 

A cercare ripetutamente i frammenti della loro presenza. 

In ciò che era rimasto. 

In ciò che ancora resta.

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"L’autrice ci conduce in un viaggio introspettivo dove la memoria si intreccia con l’oblio e il presente si confronta con l’assenza. Le sue fotografie, cariche di una malinconia struggente, ci parlano di un amore indissolubile, di un legame che la morte non riesce a spezzare. 

Le immagini dell’interno della casa dei suoi genitori sono un luogo dove la memoria è un’onda che si infrange continuamente sulla riva del presente, un palcoscenico vuoto dove gli oggetti recitano un monologo sull’assenza. La luce che entra dalle finestre accarezzando le tende e i divani, toccati innumerevoli volte dalle mani e dai corpi, disegna un’impronta indelebile, un’eco di presenza che continua a echeggiare. 

Tre liste della spesa, su foglietti stropicciati, ingialliti dal tempo, sembrano capitoli di una storia interrotta, un rituale familiare ora sospeso dove ogni necessità per la famiglia rimarrà indispensabile per sempre. Desideri non esauditi che fluttuano nell’aria. Ogni riga è un tassello di puzzle che l’autrice cerca di ricomporre, un tentativo di dare un senso al caos dell’assenza. 

E poi un piccolo orologio fermo sulle lancette segna il passaggio del tempo, un tempo che sembra essersi fermato proprio lì, in quell’istante in cui tutto è cambiato. Tutto si trasforma, attraverso lo sguardo di Tiziana, in potente simbolo di un’esistenza che continua a pulsare. Frammenti di una storia più grande, tessere di un mosaico che l’autrice ricostruisce con delicatezza. “Ciò che resta” non è solo una testimonianza personale, ma anche un invito a riflettere sulla fragilità della vita e sull’importanza di onorare la memoria dei nostri cari. 

L’autrice, con coraggio, ci mostra che il lutto è un processo lungo e complesso, fatto di momenti di disperazione, di tempo per poter riprendere in mano il corso della vita e di attimi di ritrovata serenità. In un’epoca dominata dall’immediato e dal virtuale, il lavoro di Tiziana Selva ci ricorda il valore della lentezza, della contemplazione e del silenzio. Le sue fotografie ci invitano a fermarci un attimo, a guardare dentro di noi e a dare un senso a ciò che abbiamo e abbiamo perso.

 

Sara Munari

Fotografa e artista visiva
Docente di Storia della fotografia e Comunicazione visiva